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C'è un momento, nella storia di un'azienda, in cui smettere di crescere non è più un'opzione. Per Hyundai quel momento arriva dopo la Pony: la prima automobile interamente coreana ha dimostrato che il Paese sa costruire le proprie vetture, e le esportazioni hanno dimostrato che quelle vetture possono viaggiare oltre i confini nazionali. La vera sfida comincia proprio allora: entrare nei mercati più competitivi, conquistare la fiducia di clienti abituati a scegliere tra marchi con decenni di storia e trasformarsi da giovane azienda coreana in un Brand capace di competere su scala globale.
È un percorso che non passa da un solo modello, ma da una serie di scommesse – nuovi mercati, nuovi centri di ricerca, tecnologie sviluppate in autonomia, design sempre più riconoscibile – che nel giro di pochi decenni porterà Hyundai dalla periferia dell'industria automobilistica al suo centro.
Gli anni Ottanta: l'America come banco di prova
Il primo tassello del salto arriva con la Excel, prima Hyundai a trazione anteriore, disegnata ancora una volta da Giorgetto Giugiaro. Non è un semplice restyling del Pony, ma un modello concepito fin dall'inizio per il mercato internazionale, in particolare quello statunitense, dove Hyundai fino ad allora era ancora sconosciuta.
La vettura viene svelata nel 1985 e nel 1986 fa il suo ingresso negli Stati Uniti, dove vende 26.000 unità in un anno e si aggiudica il titolo di auto importata più venduta dell'anno. Il segreto è una combinazione allora inedita: un prezzo di partenza di 4.995 dollari, consumi contenuti, un'estetica pulita firmata Italdesign. La rivista Fortune la inserisce tra i dieci migliori prodotti del 1986: è il momento in cui il pubblico americano, per la prima volta, associa la parola "coreano" a un'automobile.
L'ingresso negli Stati Uniti, però, è insieme un trionfo e una scuola severa. Il grande volume di vendite iniziale mette a nudo, negli anni successivi, i limiti di un prodotto pensato soprattutto per il prezzo: la reputazione di affidabilità fatica a decollare e il marchio rischia di restare intrappolato nella percezione di alternativa "low-cost". È una lezione che Hyundai trasforma nel motore della sua fase più ambiziosa: per competere sul serio con i grandi costruttori giapponesi ed europei non basta vendere tante auto economiche, occorre cambiare la percezione stessa del proprio nome.
Gli anni Novanta: il mondo diventa il laboratorio
Nel 1991 arriva un passaggio importante: Alpha, il primo motore sviluppato internamente dall'azienda. È il momento in cui Hyundai comincia a costruire un proprio patrimonio tecnologico, riducendo progressivamente la dipendenza dalle tecnologie sviluppate da altri costruttori.
Nel 1994, l’azienda avvia un nuovo centro di ricerca e sviluppo in Germania, con il compito di monitorare gli avanzamenti tecnologici europei e sviluppare vetture pensate specificamente per i gusti e le esigenze del Vecchio Continente. È una mossa che rivela una consapevolezza nuova: per essere un marchio davvero mondiale non basta esportare le stesse auto ovunque, occorre progettare per ciascun mercato. L'Europa, con la sua tradizione automobilistica esigente, diventa così non solo una destinazione commerciale, ma un laboratorio di crescita tecnica.
Alla ricerca segue la produzione. Nel settembre del 1997 Hyundai inaugura a Izmit, in Turchia, il suo primo stabilimento produttivo nel continente europeo. È un impianto destinato a durare: ancora oggi è il più longevo tra gli stabilimenti esteri del marchio. Radicare la produzione vicino ai mercati di destinazione significa ridurre la dipendenza dall'export dalla sola Corea, accorciare i tempi e adattarsi più rapidamente alle richieste locali. È la logica industriale che, negli anni successivi, porterà Hyundai a moltiplicare gli stabilimenti nel mondo, fino ai 32 impianti produttivi di oggi e a una rete di vendita presente in 193 Paesi.
Gli anni Duemila: la scommessa sulla qualità totale
L'ingresso nel nuovo Millennio coincide con un cambio di passo culturale. La guida del gruppo impone a tutta l'organizzazione un'ossessione per la qualità totale, con l'obiettivo dichiarato di colmare il gap percepito con i grandi produttori internazionali, e investe pesantemente in qualità, design e produzione. Il segnale al mercato è forte e concreto: già nel 1999 Hyundai aveva lanciato negli Stati Uniti la garanzia decennale sul motopropulsore, una mossa senza precedenti nel settore, che di fatto sposta l'asticella competitiva dell'intero segmento. È una dichiarazione di fiducia nel proprio prodotto, prima ancora che una leva commerciale. Da quel momento Hyundai smette progressivamente di essere percepito come ripiego economico e comincia a costruirsi la reputazione di costruttore affidabile.
È in questo clima di rilancio che Hyundai intercetta uno dei grandi trend del nuovo millennio. Nel 2000 lancia SANTA FE, il suo primo SUV, battezzato con il nome della città del New Mexico: si rivela un successo clamoroso tra gli acquirenti americani e diventa rapidamente il veicolo Hyundai più venduto. Il risultato apre la strada, nel 2004, a TUCSON, SUV compatto che raccoglie riconoscimenti internazionali – dal premio dell'Automobile Journalist Association of Canada come miglior crossover al Good Design Award in Giappone. In pochi anni Hyundai si ritaglia uno spazio da protagonista in un segmento in piena esplosione, dimostrando di saper leggere i mercati e non solo di inseguirli.
Il tassello che completa la trasformazione in brand globale è, non a caso, europeo. Nel 2007 debutta la i30, primo modello della nuova gamma "i", sviluppato per rispondere alle richieste specifiche dei consumatori europei e per sfidare apertamente i marchi tradizionali del segmento. Con la i30, Hyundai non si limita più a offrire un'alternativa conveniente: entra sul terreno di gioco delle case storiche del Continente, con un prodotto pensato, progettato e costruito per competere alla pari. È la conferma che l'investimento in ricerca e localizzazione avviato negli anni Novanta ha dato i suoi frutti.
Una nuova prospettiva
Alla fine degli anni Duemila, Hyundai ha ormai consolidato la propria presenza internazionale, costruito una rete globale di ricerca e produzione e sviluppato una gamma capace di competere sui principali mercati mondiali.
Ma il percorso di crescita non si ferma all'automobile. Le competenze sviluppate negli anni e la capacità di investire in nuove tecnologie aprono progressivamente a un'idea più ampia di mobilità: da una parte, la possibilità di sviluppare l'automobile del futuro; dall'altra, nuove soluzioni e servizi destinati a cambiare il modo in cui le persone si muovono.
È una direzione che porterà Hyundai a estendere il proprio campo d'azione ben oltre il ruolo tradizionale di Costruttore, sviluppando tecnologie, prodotti e servizi che mettono in relazione mobilità, innovazione e vita quotidiana. Il passo successivo, quindi, non sarà semplicemente costruire automobili diverse, ma costruire nuovi modi di muoversi.