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07.08.2026 Comunicato stampa

Hyundai, viaggio dalle origini ai giorni nostri. Capitolo 1 – Alle radici di un sogno: dalla visione di Chung Ju-yung alla nascita di un colosso industriale

Ci sono storie industriali che nascono nei laboratori, altre che prendono forma nei consigli di amministrazione. Quella di Hyundai comincia in un villaggio contadino della Corea, con un ragazzo che vende una mucca di suo padre per comprarsi un biglietto del treno. È da qui, da un gesto piccolo e insieme dirompente, che parte il viaggio di uno dei Brand automobilistici più influenti del nostro tempo: oggi terzo costruttore mondiale, ma prima ancora simbolo della rinascita di un intero Paese.

Materiale per la stampa

Un ragazzo, sei fratelli, una vocazione a partire

Chung Ju-yung, fondatore di Hyundai, nasce nel 1915 nel villaggio di Asan, a poco meno di cinquanta chilometri a nord dell'attuale zona demilitarizzata coreana, in un'area che oggi appartiene alla Corea del Nord. Primogenito di sei figli in una famiglia di contadini, cresce con la responsabilità precoce di chi deve sostenere i propri cari e l'inquietudine di chi intuisce che il proprio orizzonte non può fermarsi ai campi di casa. Per tre volte lascia il villaggio in cerca di un futuro diverso: la prima a sedici anni, come operaio edile a Kowon, dove scopre la passione per l'ingegneria civile. Le prime due fughe si concludono con il ritorno a casa; la terza, nel 1931, segna l'inizio di un percorso senza ritorno.

Da Seoul al mondo: la formazione di un imprenditore

È il 1933 quando Chung vende una delle mucche di famiglia per pagarsi il viaggio in treno verso Seoul. Nella capitale si iscrive a una scuola di contabilità e, tra un libro e l'altro, si imbatte nella biografia di Abraham Lincoln: un uomo che, come lui, era partito dal nulla. Dal 1935, con il permesso del padre, si cimenta nei mestieri più disparati – operaio portuale, trasportatore di pietre, fattorino del riso – imparando persino ad andare in bicicletta pur di consegnare in tempo, fino a diventare in due anni proprietario del negozio per cui lavora. Quando le autorità coloniali vietano il commercio del riso, Chung cerca, come racconterà lui stesso, "qualcos'altro da fare che non richiedesse ingenti capitali, ma che fruttasse rendimenti elevati".

1941: il primo incontro con l'automobile

Quel "qualcos'altro" arriva nel 1941, quando apre a Seoul la sua prima autofficina: il primo, decisivo contatto con il mondo dell'automobile. È qui che prende forma un tratto destinato a entrare nel DNA di Hyundai, la velocità di esecuzione unita a un'attenzione quasi ossessiva per l'efficienza. "Abbiamo riparato in soli cinque giorni quello per cui altre aziende ne hanno impiegati venti", ricorderà anni dopo. I dipendenti passano rapidamente da venti a settanta, ma l'occupazione giapponese impone una battuta d'arresto: il garage viene requisito e trasformato in un impianto per la produzione bellica. L'automobile, però, è ormai entrata nella sua storia.

1947: nasce Hyundai, prende forma la ricostruzione di un Paese

Il 27 dicembre 1947 Chung Ju-yung fonda a Seoul Hyundai Engineering & Construction, scegliendo un nome – "Hyundai", ovvero "modernità" – che è già di per sé una dichiarazione d'intenti. La Corea è un Paese da ricostruire, con infrastrutture da immaginare quasi da zero, e Chung comincia dalla costruzione di strade. È in quegli anni che pronuncia la frase destinata a diventare la bussola della sua visione: "Se le strade sono le vene del Paese, le automobili sono il sangue che le attraversa". Più che un progetto industriale, un manifesto: la mobilità non è soltanto una conseguenza dello sviluppo, ma uno dei suoi motori.

Anni '50: costruire un Paese ferito

Poco dopo, la Corea entra nella pagina più drammatica della sua storia recente. Il conflitto del 1950-1953 lascia il territorio devastato e il tessuto produttivo da ricostruire quasi interamente. Hyundai Engineering & Construction assume allora un ruolo che va oltre quello di una semplice impresa edile: strade, ponti, dighe, porti ed edifici pubblici diventano parte di una ricostruzione che procede insieme a quella dell'intero Paese, fino a fare dell'azienda una delle principali imprese di costruzione della Corea del Sud. È in questo grande cantiere nazionale che si formano le competenze manageriali, ingegneristiche e organizzative che presto verranno applicate a un settore molto diverso: l'automobile.

Anni '60: costruire un ecosistema industriale

Con gli anni Sessanta, Hyundai amplia il proprio raggio d'azione, muovendosi dall'edilizia verso la metallurgia, l'ingegneria e, poi, la cantieristica navale. È la fase in cui Chung Ju-yung trasforma un'impresa in un conglomerato industriale – un chaebol – secondo il modello che caratterizzerà il "miracolo coreano", mentre il Paese passa in pochi anni da una delle economie più povere del pianeta a una realtà manifatturiera in piena espansione. Costruire infrastrutture, produrre acciaio, progettare grandi opere e realizzare navi significa accumulare know-how, capacità industriale e una cultura del fare che diventeranno fondamentali anche per l'automobile.

29 dicembre 1967: nasce Hyundai Motor Company

Il 29 dicembre 1967 vede la luce Hyundai Motor Company, fondata insieme al fratello Chung Se-yung: la divisione destinata alla produzione di veicoli, il ramo con cui Chung realizza il sogno intravisto nella piccola autofficina di ventisei anni prima. Nello stesso periodo prende il via la costruzione dello stabilimento di Ulsan, destinato a diventare il cuore della produzione Hyundai e, ancora oggi, il più grande impianto automobilistico integrati al mondo in un singolo sito: un progetto di dimensioni straordinarie, che racconta già l'ambizione di un'azienda nata da appena pochi mesi.

Gli anni dell'apprendistato industriale

Il debutto avviene con una scelta pragmatica. Nel febbraio del 1968 Hyundai firma un accordo con Ford per assemblare su licenza la Cortina, berlina media della filiale britannica dell'ovale blu. Lo stabilimento di Ulsan diventa operativo in meno di sei mesi, con team provenienti dalla divisione costruzioni affiancati da tecnici Ford. Per Hyundai la Cortina – e la successiva Taunus 20M – è molto più di un modello su licenza: è una scuola, l'occasione per imparare processi produttivi, standard industriali e logiche di qualità. Ma per Chung Ju-yung il traguardo è ormai un altro: smettere di costruire automobili progettate da altri e realizzarne una propria, pensata per la Corea e capace, un giorno, di parlare al mondo.

Non dimentichiamoci della mucca

Poco prima della sua scomparsa, Chung Ju-yung volle saldare simbolicamente il debito contratto da ragazzo, quando aveva venduto la mucca del padre per inseguire il proprio futuro: donò al suo villaggio d'origine 1.001 mucche, come gesto di riconoscenza verso il genitore che aveva reso possibile la sua realizzazione. Un gesto che racconta molto dell'uomo dietro l'azienda e di una filosofia riassunta in una frase che ancora oggi funge da bussola per Hyundai: "Se qualcuno mi chiedesse qual è la forza alla base di Hyundai, risponderei: il desiderio di migliorare". Quella stessa spinta l'ha accompagnata dalla piccola autofficina di Seoul alla costruzione di strade e infrastrutture, dalla nascita di Ulsan all'apprendistato con Ford.

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